
È la prima domanda di quasi tutte le richieste che riceviamo: quanto costa una licenza di marchio? La risposta breve è che non c’è un prezzo di acquisto. Il marchio resta nostro, tu lo usi per una categoria e per un territorio, e paghi una percentuale su quello che vendi. La risposta lunga sta in tre voci: la royalty, il minimo garantito e quello che resta a tuo carico.
La royalty: una percentuale sul venduto
La royalty si calcola sul fatturato netto della linea a marchio, cioè su quanto fatturi ai tuoi clienti per quei prodotti, al netto di IVA, resi e sconti in fattura. Cosa rientra esattamente nel “netto” lo scrive il contratto, voce per voce, così nessuno deve interpretarlo dopo. La rendiconti ogni trimestre: mandi il riepilogo delle vendite e paghi la percentuale su quel periodo.
Il vantaggio è che si tratta di un costo variabile. Se una stagione va bene paghi di più, se va male paghi meno. Non stai finanziando in anticipo un nome sperando che venda.
Da cosa dipende la percentuale
Non esiste una percentuale unica per tutti. Cambia soprattutto in base a:
- La categoria: abbigliamento, calzature, occhiali e profumeria hanno margini diversi, e la royalty segue i margini.
- I canali: vendere all’ingrosso ai negozi, online o con un corner a insegna sono attività con economie diverse.
- Il territorio: una licenza per l’Italia non vale quanto una per tutta l’Unione europea.
- I volumi: chi prevede quantità importanti può ottenere condizioni migliori.
Il minimo garantito
Accanto alla percentuale, il contratto fissa dei minimi: un livello di vendite, o di royalty, che ti impegni a raggiungere. Non è un anticipo e non si paga il giorno della firma. Serve a una cosa sola: evitare che una categoria resti bloccata a chi non la sviluppa. Visto che ogni categoria la affidiamo a un solo licenziatario per mercato, chi la tiene deve lavorarla davvero.
I minimi si concordano partendo dai volumi che ci dichiari tu, quindi sono numeri realistici per la tua azienda. I nostri contratti partono da ventiquattro mesi e si rinnovano da soli finché li rispetti.
Un esempio con i numeri
Facciamo un conto di fantasia, solo per capire il meccanismo. Un’azienda prende in licenza le felpe e in un anno fattura ai negozi 120.000 euro di felpe a marchio. Ipotizziamo una royalty dell’8%: a fine anno avrà pagato 9.600 euro, divisi in quattro rendiconti trimestrali, ciascuno proporzionato a quanto ha venduto in quei tre mesi. Se il primo trimestre va piano, la prima rata è piccola. La percentuale reale dipende dalla categoria e te la diciamo noi, per iscritto, prima di firmare.
Cosa non paghi
- Nessun acquisto della licenza in anticipo: se non vendi, non paghi royalty.
- Registrazione e difesa del marchio: rinnovi, opposizioni e azioni contro chi copia restano a carico nostro.
- File e manuale del marchio: arrivano con il contratto, insieme alle linee guida per etichette e packaging.
Cosa resta a tuo carico
Tutto quello che riguarda il prodotto: progettazione, campionario, produzione e distribuzione. Prima di produrre ci mandi prototipo, etichette e packaging da approvare. Non è burocrazia: è quello che tiene il marchio riconoscibile e che protegge anche il valore della tua linea. Se vuoi capire meglio come si divide il lavoro, lo abbiamo spiegato in come funziona una licenza di marchio.
Come avere la cifra per la tua categoria
Guarda prima le categorie disponibili in licenza, poi scrivici cosa produci, con che volumi e per quali mercati. In due giorni lavorativi ti diciamo se la classe è libera, quale royalty si applica e quali minimi proponiamo.
